La Direttiva NIS2 non è semplicemente un aggiornamento normativo in ambito cybersecurity.
È un cambio di paradigma nella gestione del rischio aziendale.

Per la prima volta, la sicurezza informatica viene formalmente collegata alla continuità operativa, alla resilienza della supply chain e alla responsabilità diretta del management.

Eppure, molte aziende continuano a percepirla come un obbligo burocratico, rimandando interventi strutturali.

Il rischio? Accorgersi troppo tardi che il problema non era teorico.


IT e OT: il nuovo perimetro del rischio

Tradizionalmente la cybersecurity si è concentrata sull’ambiente IT: server, email, database, reti aziendali.

Oggi però il vero punto critico è l’integrazione tra IT e OT.

L’OT (Operational Technology) comprende:

  • impianti produttivi
  • macchinari industriali
  • PLC e sistemi di controllo
  • infrastrutture energetiche
  • sistemi di monitoraggio dei consumi

Se un attacco colpisce l’IT, spesso si parla di blocco dati.
Se colpisce l’OT, si parla di fermo impianto.

Ed è qui che il rischio diventa strategico.

Un’interruzione operativa può generare:

  • arresto della produzione
  • ritardi nelle consegne
  • penali contrattuali
  • perdita di clienti
  • danno reputazionale
  • responsabilità del top management

NIS2 riconosce ufficialmente questa esposizione e amplia il perimetro di responsabilità.


La Supply Chain: l’anello più fragile

Uno degli aspetti più innovativi della NIS2 è l’attenzione alla catena di approvvigionamento.

Non è più sufficiente proteggere la propria infrastruttura interna.
È necessario valutare anche il rischio legato a:

  • fornitori IT
  • partner tecnologici
  • manutentori impianti
  • provider energetici
  • operatori logistici
  • software di terze parti

Un singolo fornitore vulnerabile può diventare la porta d’ingresso per un’interruzione operativa estesa.

La supply chain oggi non è solo una rete logistica.
È un ecosistema digitale interconnesso.

E quando un nodo si blocca, l’effetto domino è immediato.


Il problema reale: ciò che non si vede

Molte organizzazioni ritengono di non essere esposte perché “non è mai successo nulla”.

In realtà, la vulnerabilità cresce nel tempo:

  • sistemi legacy non aggiornati
  • reti IT e OT non segmentate
  • assenza di monitoraggio continuo
  • mancanza di visibilità sui dati operativi
  • assenza di piani strutturati di gestione del rischio

Il vero pericolo non è l’attacco improvviso.
È l’accumulo silenzioso di fragilità.

E quando l’evento si verifica, le conseguenze sono spesso molto più gravi di quanto previsto.


Il collegamento strategico con l’efficienza energetica

Spesso cybersecurity ed efficienza energetica vengono trattate come ambiti separati.

In realtà sono profondamente connesse.

Un sistema energetico non monitorato è:

  • meno efficiente
  • meno controllato
  • meno sicuro

L’integrazione tra dati energetici e dati produttivi consente di:

  • identificare anomalie operative
  • prevenire fermi non programmati
  • individuare comportamenti anomali nei sistemi OT
  • migliorare la resilienza complessiva

La visibilità sui consumi e sugli asset critici diventa quindi non solo un fattore di sostenibilità, ma anche di sicurezza.

Monitorare significa governare.
Governare significa ridurre il rischio.


NIS2: da obbligo normativo a leva competitiva

La direttiva introduce obblighi chiari:

  • gestione strutturata del rischio
  • governance interna
  • responsabilità del management
  • procedure di incident reporting
  • controllo della supply chain

Ma l’approccio corretto non è quello difensivo.

Le aziende che affrontano NIS2 in modo strategico possono:

  • rafforzare la propria resilienza operativa
  • migliorare l’affidabilità verso clienti e partner
  • aumentare la trasparenza dei processi
  • ridurre il rischio di fermi produttivi
  • integrare sicurezza, sostenibilità ed efficienza

La vera differenza non la farà chi si adegua all’ultimo momento.
La farà chi utilizza questa fase di transizione per ripensare la propria architettura IT–OT e la propria governance operativa.


La domanda che ogni management dovrebbe porsi

Non è:
“Siamo formalmente conformi?”

Ma piuttosto:
“Se domani un’anomalia blocca una linea produttiva o un fornitore critico, abbiamo visibilità, controllo e capacità di reazione?”

La NIS2 non crea il rischio.
Lo rende evidente.

E ignorarlo oggi significa amplificarlo nel tempo.

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